Cenni
di storia valdese
Il movimento valdese
nacque intorno all'anno 1170 nella
città di Lione per iniziativa di Valdesio (comunemente conosciuto con il
nome improprio di Pietro Valdo), il quale si propose di
diffondere il credo cristiano riscoprendo i valori
evangelici della povertà e della preghiera, trascurati a
quel tempo dalle autorità ecclesiastiche.
Valdesio ed i suoi
seguaci, rifiutando l'autorità gerarchica del clero ed
accusando gli uomini di Chiesa "di vivere nel
lusso e nella cupidigia"(1), incominciarono ben presto a subire condanne
per eresia a partire dal 1190 e furono costretti a
varcare le Alpi in cerca di luoghi più sicuri. Trovarono
condizioni di maggiore tolleranza nel territorio del
Saluzzese, del Moncenisio e del Delfinato e vi si
stabilirono.
Dopo un periodo
iniziale di relativa tranquillità, però, incominciarono
le prime persecuzioni condotte dalla Chiesa romana,
militarmente appoggiata dai Savoia e dalla corona
francese. Non a caso, la prima attestazione della
presenza valdese nelle valli pinerolesi (a Perosa
Argentina nell'anno 1297), si riferisce alla condanna a
morte sul rogo di una donna accusata di eresia. Le
ostilità verso i valdesi si intensificarono con il
passare dei secoli (crociata condotta da Cattaneo nel
1487), e la situazione si aggravò ulteriormente nel 1532, quando con il Sinodo di Chanforan tenutosi in Val d'Angrogna, i
valdesi del pinerolese aderirono alla Riforma Protestante
promossa da Lutero, Calvino e Zwingli(2).
La prima comparsa dei
valdesi di Prarostino e Roccapiatta nei documenti storici
risale a pochi anni più tardi, nel 1535, ancora in
occasione di rinnovate persecuzioni per mano del
cattolico Pantaleon Bersour(3).
Nonostante l'opposizione da parte del potere sabaudo, i
riformati delle valli condussero, tuttavia, una caparbia
resistenza armata contro le ripetute azioni persecutorie
perpetrate ai loro danni. Infatti, nel 1561 Emanuele Filiberto duca di Savoia fu costretto
a concedere loro una tregua, sancita con la pace di Cavour. L'accordo, che garantiva
maggiore tolleranza e libertà di culto (anche se
limitata ad alcune zone delle valli), diede l'avvio ad un
secolo di relativa calma.
Le ostilità esplosero
nuovamente con violenza domenica 18 aprile del 1655 (cosiddette "Pasque Piemontesi") ad opera del
marchese di Pianezza, deciso a sottomettere gli eretici
della Val Pellice. I valdesi, anziché abiurare o
abbandonare le loro abitazioni decisero di lottare,
capeggiati da Giosuè Gianavello e Bartolomeo Jahier,
riportando numerosi trionfi sulle colline di Prarostino
(nella zona dei Piani e della Colletta), a Roccapiatta ed
in Val d'Angrogna(4). Ottennero così nello stesso
anno, dal duca Carlo Emanuele II, le Patenti di Grazia, firmate a Pinerolo, che
sancivano nuovamente gli accordi precedenti all'assedio.
Ma la pagina più
dolorosa per la popolazione valdese si compie a partire
dal 1685 per mano di Luigi XIV, in seguito all'abrogazione dell'editto di
Nantes, emanato
nel 1589 al fine di assicurare la libertà di culto ai
protestanti.
Nuovi, cruenti assalti
nel 1686 costrinsero le famiglie valdesi di Prarostino e
Roccapiatta all'esilio nei cantoni svizzeri di Basilea e
Schaffouse ed in Germania, come sola alternativa
all'abiura o alla reclusione nelle carceri sabaude.
I terreni lasciati
vacanti dai valdesi di Prarostino (circa 8100 giornate)
vennero venduti all'asta a speculatori di Biella,
Saluzzo, Susa. Il riscatto si ebbe pochi anni più tardi
(1689) con l'impresa cosiddetta del "Glorioso Rimpatrio", quando il pastore
Enrico Arnaud, alla guida di un migliaio di esiliati
contro le truppe francesi, riconquistò in parte le terre
abbandonate negli anni precedenti(5).
Alla fine del XVII
secolo, la scena politica internazionale subiva alcuni
mutamenti significativi che facevano da preludio a
migliori prospettive per i riformati delle valli: i
Savoia portavano a termine l'alleanza con la cattolica
Francia e si schieravano a fianco delle potenze
protestanti. Con l'editto
del 4 giugno 1690, Vittorio Amedeo II concedeva il rimpatrio di
tutte le famiglie valdesi dall'esilio e con un successivo
editto speciale del 1699 autorizzava il culto protestante
nel territorio di Prarostino e Roccapiatta, a patto che
non venissero edificati nuovi templi.
Da allora l'insistente
e spietata repressione durata diversi secoli cominciò
progressivamente ad attenuarsi e nel corso del Settecento
le fonti attestano soltanto sporadici, seppure frequenti,
episodi di intolleranza(6).
Bisogna, tuttavia,
attendere le Lettere
Patenti del 17 febbraio 1848 perché il re Carlo Alberto
riconosca finalmente al popolo valdese gli stessi diritti
civili e politici dei sudditi cattolici nel regno
sabaudo: tra questi i diritti fondamentali a frequentare
le scuole, al libero esercizio di tutte le professioni
legali, a prestare il servizio militare.
REFERENZE
BIBLIOGRAFICHE
(1) G.V.Avondo, Due valli, una
storia, in AA.VV., Le Valli Valdesi: storia,
natura, itinerari, Kosmos Edizioni, Torino, 1992.
(2) M.R.Fabbrini, La storia,
in AA.VV., La Val d'Angrogna. Tra storia e tradizione
alla scoperta di una cultura millenaria, Centro
Documentazione Alpina, Torino, 1999.
(3)-(4)-(5)-(6) A.Jahier, Prarostino e
Roccapiatta nella storia valdese, Prarostino, 1928.
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