Il
progetto di scolarizzazione di Charles Beckwith:
le scuole quartierali
Fin dai primi tempi del
loro insediamento nel Pinerolese, i valdesi dedicarono
particolare riguardo all'istruzione dei giovani:
l'interpretazione individuale e diretta delle Sacre
Scritture in cui credevano fermamente presupponeva
infatti che ciascun individuo avesse le basi del saper
leggere e scrivere, per accedere liberamente ai testi
sacri e per comprenderne i significati. Ne è conferma
l'esistenza, ancor oggi, dell'edificio conosciuto come "Collegio dei Barbi"(1) a Prà del Torno (in
alta Val d'Angrogna) dove, già dal XV secolo, venivano
istruiti i giovani che intendevano diventare predicatori
evangelici itineranti. La loro preparazione consisteva
essenzialmente nello studio mnemonico delle Scritture al
termine degli studi; ad essi era affidato l'impegnativo
compito dell'istruzione scolastica e dell'educazione
religiosa dei fanciulli delle Valli. Il processo di
scolarizzazione valdese ricevette un primo impulso
intorno al 1630: la terribile epidemia di peste che
colpì la zona richiamò dalla vicina Svizzera pastori e
maestri protestanti desiderosi di soccorrere la comunità
valdese, che divennero gli artefici della ripresa
culturale nelle Valli. Risale a questo periodo
l'introduzione della lingua francese, utilizzata per la
predicazione, l'insegnamento e le pratiche di culto(2).
Altri sostegni di
natura economica arrivavano negli anni successivi alla
causa del "Glorioso Rimpatrio": nel 1735 i
valdesi esiliati stabilitisi nei Paesi Bassi e le Chiese
protestanti olandesi fondarono in Piemonte il Comitato Vallone, con l'intento di diffondere
l'alfabetizzazione nelle valli valdesi della nostra
regione. Si edificavano quindi le "Grandes Ecoles", o scuole di
capoluogo, e le "Petit Ecoles", ovvero le scuole
quartierali delle borgate più isolate e meno popolate(3).
In questo scenario si
inserisce la riforma dell'intero apparato scolastico
valdese operata dal generale inglese Charles Beckwith, a
partire dal 1830. Grande sostenitore e benefattore del
popolo valdese, raccolse fondi per la costruzione di
templi, ospedali, ospizi ma soprattutto incrementò il
numero di scuole quartierali sul territorio (dalle 94 del
1822 si passò alle 120 del 1846), che ancora oggi
portano il suo nome. Le cosiddette "Università delle capre", come ironicamente amava
definirle Beckwith, costituivano una fitta rete di
istituti scolastici alla cui direzione spesso non vi
erano neppure dei maestri diplomati(4), ma comunque in grado di garantire i "rudimenti
del leggere, dello scrivere e del far di conto"(5)alla popolazione locale. Inoltre
il generale inglese fece stampare il primo libro di testo
in sostituzione della Bibbia, impiegata nei secoli
precedenti come sillabario, e si preoccupò anche di
migliorare la preparazione dei maestri rurali istituendo
a Torre Pellice e Pomaretto le "Ecoles du Methode"(6) .
Il periodo scolastico
aveva una durata che andava dall'autunno inoltrato
all'inizio della primavera, in funzione del clima, delle
necessità imposte dall'allevamento del bestiame e dai
lavori nei campi, della collaborazione offerta dalle
famiglie(7).
Nel 1849 sul territorio
dell'attuale Comune di Prarostino si contavano 12 edifici
scolastici, di cui tre nel vallone di Roccapiatta. Le
Grandes Ecoles (solamente 2) erano localizzate nella
borgata dei Bilia (successivamente trasferita a
San Bartolomeo in vicinanza del tempio) e nella borgata
dei Rostagni(8). Le restanti 10 erano scuole quartierali ed
alcune di esse sono ancora attualmente presenti sul
territorio e facilmente riconoscibili ai Godini, ai Cardoni, ai Piani, ai Cardonatti, ai Gay, al Collaretto. Sorgono in posizione isolata
rispetto al centro dell'abitato perché spesso dovevano
servire altri edifici circostanti. Dal punto di vista
architettonico sono molto omogenee nell'aspetto, semplici
e funzionali: muratura portante in pietra che delimita un
unico vano di 30-35 metri quadrati (6x5 o 7x5), in cui si
svolgono le ore di lezione, un sottotetto in grado di
ospitare il maestro al bisogno (9)(l'accesso avviene mediante una scala a pioli
mobile), tetto a due falde e copertura in lose. L'arredo
interno era costituito dai banchi, dalla cattedra, da un
armadio a muro e dalla stufa (oppure il focolare con la
canna fumaria). Esternamente, le quattro facciate sono
rivestite da intonaco grezzo e le aperture sono
contornate da cornici a calce.
Dal 1859 in avanti, in
seguito all'emanazione della "Legge Casati", la gestione di queste
strutture scolastiche non fu più un'esclusività della
Chiesa Valdese ma venne demandata a Commissioni miste
formate da membri delle Amministrazioni comunali e da
membri del Concistoro(10). Le
scuole Beckwith rimasero funzionanti fino ai primi anni
del novecento, poi vennero gradualmente soppresse(11) in seguito all'approvazione della "Legge Daneo-Credaro" (1911), con la quale si
stabilì che l'apparato scolastico valdese sarebbe
passato sotto il controllo e la gestione delle
Commissioni Provinciali dello Stato. Attualmente sono di
proprietà della chiesa valdese ed alcune di esse vengono
ancora utilizzate come sale di preghiera e di riunione
dalla comunità.
REFERENZE
BIBLIOGRAFICHE
(1) C.Tron, Credo Religioso,
Istruzione e Progresso Civile, in AA.VV., Civiltà
Alpina e Presenza Protestante nelle Valli Pinerolesi,
Quaderni di cultura alpina, Priuli &Verlucca Editori,
Ivrea,1991.
(2)-(8)-(11) A.Jahier, Prarostino e
Roccapiatta nella storia valdese, Prarostino, 1928.
(3)-(4)-(7)-(10) G.V.Avondo, Scuola e
scolarità, in AA.VV., Civiltà Alpina e
Presenza Protestante nelle Valli Pinerolesi,
Quaderni di cultura alpina, Priuli &Verlucca Editori,
Ivrea,1991.
(5)-(6) M.Benna et Al., La Val
d'Angrogna, Tra storia e tradizione alla scoperta di una
cultura millenaria, Centro Documentazione Alpina,
Torino, 1999.
(9) R.Bertot, Architettura
rurale in Val d'Angrogna, Quaderni del Centro di
Documentazione, Comune di Angrogna, 1985.
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