I
modi insediativi
L'antropizzazione di un territorio da parte di un
popolo implica una approfondita conoscenza delle
potenzialità che l'ambiente geografico è in grado di
offrire e perciò stimola le capacità umane ad
individuare le modalità più consone per interagire con
lo spazio naturale per soddisfare i propri fabbisogni. Da
questo punto di vista "l'organizzazione dello
spazio vitale è quindi un prodotto culturale altamente
specializzato"(1)
perché sviluppa " un certo tipo di cultura
legata all'ambiente con la quale vive in simbiosi"(2). Secondo H. Isnard lo
spazio antropizzato non è altro che "la
proiezione del sistema socio-culturale sul sistema
ecologico"(3).
Il popolamento delle
zone alpine da parte dell'uomo è quindi partito
dall'osservazione attenta dei fenomeni naturali, che in
seguito ha suggerito i criteri sui quali orientare la
formazione degli insediamenti abitativi e degli agrosistemi (cioè quell'insieme di
processi che hanno portato alla sostituzione delle specie
spontanee in favore delle piante coltivate) .
Il territorio del
Comune di Prarostino presenta un elevato numero di
piccole borgate e nuclei insediativi, con case sparse al
contorno(4). Molte borgate già esistevano
nel XVIII e nel XIX secolo, come si può facilmente
desumere dalle mappe settecentesche del catasto comunale
e da alcune date incise nella muratura esterna di alcuni
fabbricati rurali(5). Si trattava presumibilmente
di insediamenti
permanenti, in
cui lo sfruttamento del terreno circostante avveniva per
tutto l'arco dell'anno.
La forma di aggregazione dei villaggi si può definire
aperta e nelle Valli Valdesi è caratterizzante delle
zone alle quote medio-basse, perché maggiormente
favorite dal punto di vista climatico e dalla
disponibilità di suoli fertili. Invece alle altimetrie
maggiori lo spirito di cooperazione, molto più
sviluppato per esigenze di sopravvivenza, la necessità
di protezione contro il vento, la neve, i predatori ed il
bisogno di non occupare preziosi suoli produttivi hanno
privilegiato insediamenti di forma chiusa, cioè con
abitazioni estremamente ravvicinate(6).
La localizzazione degli
insediamenti è influenzata da fattori ambientali quali
l'esposizione ottimale al soleggiamento, il riparo dalle
correnti d'aria, la struttura del suolo (pendenza,
fertilità, facilità di lavorazione), la vicinanza alle
sorgenti, la difesa nei confronti di piene e valanghe(7). La maggior parte degli insediamenti del
Comune di Prarostino si può definire di versante o di pendio(8) perché sono localizzati a
mezza costa, sui fianchi dei versanti rivolti ad est e a
sud (l'adreit(9), letteralmente
"all'indritto"), per usufruire del migliore
soleggiamento anche durante la stagione invernale e di un
clima più secco rispetto al fondovalle.
La casa rurale è
normalmente disposta con l'asse maggiore parallelo alle
curve di livello, ma non mancano esempi in cui la linea
di colmo è perpendicolare alle isoipse nel senso della
pendenza del terreno. Questo orientamento assicura una
buona insolazione ad almeno una facciata dell'abitazione.
Molte borgate
presentano uno sviluppo
monoassiale,
cioè allungato ai lati della via che le attraversa: ne
sono alcuni esempi le borgate Ruata Prarostino,
Chiarvetto, Collaretto, Piani. Con questa disposizione lo
sfruttamento del terreno a scopo edificatorio è maggiore
ed è sintomatico di relativa abbondanza di superfici
coltivabili(10).
La zona collinare che
digrada verso l'abitato di San Secondo risulta
maggiormente antropizzata rispetto al vallone di Roccapiatta, in cui le borgate si trovano
quasi esclusivamente sul versante orografico sinistro del
rio Turinella, più soleggiato perché rivolto ad est, in
corrispondenza delle zone meno acclivi, un tempo
coltivate, oggi colonizzate dalla vegetazione boschiva.
Questi insediamenti hanno dimensioni piuttosto ridotte e
sono distribuiti in prevalenza lungo la principale via di
comunicazione, l'omonima via Roccapiatta. Piccole borgate
come i Cardoni, i Godini, i
Vernei, i Rostagni, Chiarvetto di Roccapiatta sono
ormai abitate da pochi nuclei familiari (soprattutto
anziani), che ancora si dedicano allo svolgimento delle
attività agricole secondo le antiche tradizioni
contadine. I fabbricati, parzialmente interrati data la
localizzazione di pendio, hanno mantenuto nel tempo la
loro impostazione originaria: si tratta di case rurali in
cui la separazione tra il rustico ed il civile non é
nettamente delineata. Alcune di esse, soprattutto nella
borgata dei Cardoni, sono state oggetto di recenti
ristrutturazioni per consentirne l'impiego abitativo
temporaneo a fini esclusivamente turistici.
REFERENZE
BIBLIOGRAFICHE
(1) F.Bronzati, Principali
forme di insediamento umano ed utilizzazione del
territorio, in Laboratoriodella Riforma, Itinerari
didattici sperimentali nel Parco Orsiera Rocciavrè, Vol
I, Introduzione all'antropologia e all'archeologia
territoriali, Le Alpi Occidentali, Torino, Provincia di
Torino, 1982.
(2) H. Isnard, Lo spazio
geografico, Milano, 1980.
(3) F.Bronzati, Forme di
insediamento umano ed utilizzazione del territorio,
in AA.VV., Angoli di memoria. Presenze abitative
delle Valli Chisone e Germanasca, Alzani, Pinerolo,
1999.
(4) Comune di Prarostino, Ufficio
tecnico (a cura di), Piano Regolatore Generale.
Relazione, Prarostino, 1991.
(5)-(7) L.Dematteis, Case contadine
nelle Valli Occitane in Italia, Quaderni di cultura
alpina, Priuli &Verlucca Editori, Ivrea, 1983.
(6) M.Lecchi, Architettura e
territorio, in AA.VV., Civiltà Alpina e
Presenza Protestante nelle Valli Pinerolesi,
Quaderni di cultura alpina, Priuli &Verlucca Editori,
Ivrea, 1991.
(8) E.Giaj, La dimora rurale nel
pinerolese pedemontano, in AA.VV., Atti dei
Convegni. "Una terra, le sue tradizioni, la sua
lingua", Comunità Pedemontana Pinerolese
Pedemontano, Tipografia Giuseppini, Pinerolo, 1993.
(9) T.Pons, Vita montanara e
folklore nelle Valli Valdesi, Claudiana Editrice,
Torino, 1978.
(10) R.Bertot, Architettura
rurale in Val d'Angrogna, Quaderni del Centro di
Documentazione, Comune di Angrogna, 1985.
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