Il Faro della Libertà

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Il faro della Libertà

Inaugurato il 18 giugno 1967, il "Monumento-Faro" ricorda con la sua ardita architettura i 600 partigiani dei 51 Comuni delle valli pinerolesi caduti nella lotta di liberazione. Progettato dagli architetti Roberto Gabetti ed Aimaro Isola, realizzato con vari contributi, l'apporto gratuito di ex-partigiani ed il dono del pietrame da parte dei cavatori di Bagnolo Piemonte, il monumento si presenta come una torre-traliccio, internamente praticabile, su pianta quadrata; realizzato in pietra greggia, è alto 15 metri, e termina con un terrazzino ed una stele metallica sormantata da un faro.

 

La località ha nella scelta due motivazioni determinanti: la posizione quasi centrale rispetto alle valli Chisone e del Pellice ed alla pianura, che fu scena di lunghe contrastate vicende della lotta partigiana, e l'essere esattamente la zona in cui si costituì il primo nucleo di resistenza armata nel pinerolese ed avvenne la prima cruenta azione di repressione.

 

Se dunque nel lugno avvicendarsi delle stagioni partigiane Prarostino e Roccapiatta ebbero sempre una parte di rilievo quale luogo di rifugio o di organizzazione, è soprattutto l'episodio del 1943 che, in questi "flashes" storici può essere ricordato.

 

Il 13 settembre 1943, a Talucco dov'erano convenuti i primi "sbandati" nel dissolvimento dell'esercito susseguente all'8 settembre, il capitano Gioacchino Matteis e Giuseppe Chiappero (un impresario pinerolese che morirà a Mauthausen) decisero che la zona di Prarostino - ove già si erano rifugiati con diversi uomini, i tenenti Arca e Sansone - presentava buone caratteristiche per concentrarvi i giovani che da più parti si avviavano alla resistenza. Malgrado alcuni pareri contrari, nacque così il gruppo di San Bartolomeo, contraddistinto con il numero 15. Con catene clandestine di collegamento, ed anche mediante ripetuti viaggi del camioncino di Chiappero (che esibiva documenti annonari contraffatti) le squadre di Prarostino furono tenute rifornite, con una certa regolarità, dei viveri necessari. Il rastrellamento di metà ottobre, che entra nella storia come il primo nel pinerolese, è originato dall'azione alquanto imprudente (e, al momento, in contrasto con gli ordini di non assumere iniziative fino a quando l'organizzazione e l'equipaggiamente l'avessero permesso) di alcuni partigiani che, scesi a San Martino, fanno prigioniero un soldato tedesco e lo portano all'accampamento senza, fra l'altro occultargli il percorso e l'ubicazione dell'accampamento stesso. L'impossibilità, di conseguenza, di procedere alla liberazione implica il duro intervento del comando tedesco. Il 17 ottobre, 500 militari salgono a raggiera a San Bartolomeo battendo la zona. I civili vengono raggruppati nel centro del paese; Matteis e Sansone, sorpresi nel sonno, sono messi al muro; da loro si vuole sapere dove sono dislocati i "ribelli", rifugiatisi intanto nelle zone alte circostanti. L'azione si chiude a sera, con la morte di Sansone e l'imprigionamento di Matteis e della moglie che saranno richiusi nelle "nuove di Torino". Il giorno successivo, una serie di incendi appiccati dai "rastrellatori" distrugge case e baite della zona. Da Pinerolo si vedono le colonne di fumo salire scure verso il cielo: è la prima testimonianza evidente d'una lotta che si snoderà tra piana e monti, per diciannove mesi.

 

Il monumento si trova al centro di una piccola area verde adiacente al Municipio e sovrasta un'altra zona che racchiude, all'interno di una siepe, il viale della rimembranza ed un rustico monolito in pietra sul quale sono ricordate le date delle guerre durante le quali Prarostino ha pagato il suo duro contributo di caduti nel corso del XX secolo.

 

Su di un altro monolito le parole: "Per la fede, la patria, la libertà" vogliono ricordare ed accomunare tutti i Prarostinesi che nel corso dei secoli sono morti per questi ideali.

 

Salendo sulla sommità del monumento "FARO" tramite una stretta scala, si accede ad un terrazzo dal quale è possibile ammirare uno stupendo panorama a 360° sulle Alpi occidentali e sulla pianura pinerolese.

 

Un libro conservato in un apposito contenitore permette ai visitatori di apporre la loro firma a testimonianza della loro visita.

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