L'economia
tradizionale: lettura dalle fonti documentarie
Nelle Valli Valdesi,
fin dal Medioevo, la sopravvivenza della popolazione era
garantita dallo sfruttamento delle risorse offerte
dall'ambiente: la coltivazione dei campi, l'allevamento
del bestiame su prati e pascoli, la raccolta dei prodotti
del bosco erano la base di una economia mista, di tipo agro-silvo-pastorale(1). L'intervento dell'uomo così organizzato
assume una forte valenza di tutela ambientale del
territorio perché è interesse della comunità
preservare questa preziosa risorsa da cui trae il proprio
sostentamento: così i terrazzamenti proteggono i
versanti dagli smottamenti, il sottobosco viene ripulito
da foglie e sterpaglie, le piante vecchie e malate
vengono abbattute. Anche i prodotti organici di rifiuto
ritornano al terreno sotto forma di concime, che ne
migliora la struttura e la fertilità"(2).
In particolare, nel
territorio del Comune di Prarostino, le mappe
topografiche del catasto settecentesco(3) (datato 1775) documentano la diffusione della tradizionale coltura della
vite: alla data
della fonte i vigneti erano già in prevalenza
localizzati sul versante soleggiato che scende verso San
Secondo, coprendo circa il 21% dell'estensione comunale e
rappresentando un tempo la coltura più diffusa. La fonte
catastale riporta la distinzione tra vigneti ed alteni.
Per alcuni autori l'alteno non è altro che un vigneto di
colle, localizzato a quote superiori rispetto al piano,
mentre secondo altre interpretazioni indica una
particolare forma di allevamento della vite, la quale
sostenuta da alti pali di sostegno, consente la
coltivazione di cereali e patate sul terreno sottostante(4). Seguono i prati e gerbidi prativi con il 16%, i campi(5) coltivati con il 13% ed i castagneti da frutto con circa il 4%. Il territorio boscato era il più diffuso (copriva
oltre il 40% del suolo comunale) ed offriva svariati
prodotti: il legname impiegato nelle costruzioni, nella
paleria da vigneto o semplicemente come legna da ardere,
le foglie secche per la lettiera del bestiame ed un
prezioso alimento come la castagna.
Testimonianze più
recenti di questa economia agricola e pastorale risalgono
alla fine dell'Ottocento e, più tardi, all'inizio del
Novecento: le statistiche agrarie comunali(6) dell'ultimo decennio del XIX secolo confermano
la coltivazione della vite (150
ha, le cui produzioni venivano quasi completamente
vinificate), del frumento (circa 60 ha), della segale (circa 50 ha), della patata (passata da 110 a 80 ha nel
decennio) e dei castagneti
da frutto (circa
una ventina di ettari). Nei documenti storici a
disposizione non viene riportata l'estensione delle
superfici destinate a prato ed a pascolo, mentre altre
colture quali la canapa ed il mais non erano per nulla
praticate sul territorio comunale. Frumento, segale e
patate erano in parte coltivate fra le diffuse vigne a
pergolato.
Da notare è anche la
diffusione dell'allevamento del baco da seta per ricavarne i bozzoli,
venduti agli opifici tessili della Val Pellice e della
bassa Val Chisone(7). Al riguardo, i documenti
dellarchivio comunale riportano alcune interessanti
indicazioni sulle difficoltà riscontrate dai
bachicoltori locali: ripetuti attacchi di "calcino,
che sorprese il baco dopo la IV muta"(8) pregiudicarono lannata
del 1890, mentre nel 1908 si registra sul territorio la
diffusione del Diaspis Pentagona, pericoloso
entomopatogeno responsabile del deperimento della coltura
del gelso.
Per quanto riguarda gli
allevamenti, i dati relativi al patrimonio zootecnico
comunale del 1881 e del 1908 evidenziano come il numero
dei capi di bestiame per ciascun nucleo familiare fosse
piuttosto ridotto: mediamente uno o due bovini e qualche ovino. L'allevamento del maiale non era molto praticato mentre
i caprini censiti risultano appena una
ventina su tutto il territorio(9). Altri tipi di allevamenti (polli, conigli) non vengono registrati dai
dati censuari, ma la loro diffusione in passato è
testimoniata tuttora dalla presenza dei ricoveri in
ciascuna abitazione rurale. La produzione della lana, quantitativamente modesta, non
veniva destinata al commercio ma esclusivamente al
consumo diretto.
Il frazionamento dei
fondi impiegati per attività agricole o pastorali ed il
basso numero di capi allevati per famiglia lasciano
quindi supporre un sistema economico basato in gran parte
sul principio
dell'autosussistenza, in cui la forza lavoro familiare era "in
massima parte impiegata in attività che producevano beni
consumabili direttamente"(10).
REFERENZE
BIBLIOGRAFICHE E DOCUMENTARIE
(1) T.Pons, Vita montanara e
folklore nelle Valli Valdesi, Claudiana Editrice,
Torino,1978.
(2) C.Tron, La cultura del
villaggio nelle Valli Chisone e Germanasca, in
"La Beidana. Cultura e storia nelle Valli Valdesi,
n.8, 1988.
(3) Comune di Prarostino, Topografia
del territorio della molto magnifica Comunità di
Prarostino posta nellea Provincia di Pinerolo diviso
nelle sue Regioni, MDCCLXXV, Tonello misuratore,
Archivio Storico di Prarostino, cartella n.210.
(4) G.Bounous, La Val Chisone. I
vigneti, in AA.VV., Angoli di memoria, Presenze
abitative nelle Valli Chisone e Germanasca, Alzani,
Pinerolo, 1999.
(5) Le mappe del catasto
settecentesco non specificano il tipo di colture
praticate. Comunque nell'ambito più generale delle Valli
Valdesi i campi coltivati ospitavano i cereali
autunno-vernini (frumento, avena, orzo e segale). Diffusa
era l'usanza di impiegare una miscela di segale e
frumento (in rapporto di 2 ad 1) detta "... lou
barbarià...". In T.Pons, Vita montanara e
folklore nelle Valli Valdesi, Claudiana Editrice,
Torino,1978.
(6) Comune di Prarostino, Registro
delle Statistiche agrarie, Archivio Storico
Comunale, mazzo n.309, foglio n.1.
(7) Lo sviluppo dell'industria
tessile nel Pinerolese risale alla metà dell'Ottocento,
grazie all'apporto di capitali stranieri: da un lato i
buoni rapporti che intercorrevano con la comunità
valdese, dall'altro l'abbondante acqua dei torrenti
Pellice e Chisone (da impiegare come forza motrice),
convinsero imprenditori svizzeri e tedeschi ad investire
nelle Valli a Torre Pellice, San Germano Chisone e Perosa
Argentina. Vedi G.Bounous, La Val Chisone.
L'economia, in AA.VV., Angoli di memoria,
Presenze abitative nelle Valli Chisone e Germanasca,
Alzani, Pinerolo, 1999.
(8) Comune di Prarostino, Notizie
approssimative sull'allevamento dei bachi da seta,
Archivio Storico Comunale, mazzo n.309, foglio n.1.
(9) Comune di Prarostino, Censimento
del bestiame asinino, bovino, ovino, caprino e suino
esistente nel Comune suindicato alla mezzanotte dal 13 al
14 febbraio 1881, Archivio Storico Comunale, mazzo
n.310, foglio n.1. Sono riportati i nomi dei proprietari
di bestiame ed i relativi capi posseduti.
(10) R. Astuti, Circuiti
economici tradizionali, in Gens du Val
Germanasca. Contribution à l'e'ethnologie d'unè valleè
vaudoise, Documents d'Ethnologie Regionale n.13,
C.A.R.E., Grenoble, 1994.
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