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il tempio valdese di San
Bartolomeo
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Anche
se il tempio attuale fu costruito solo
molto più tardi si hanno notizie di un
locale di culto valdese a San Bartolomeo
fin dal 1692 anche se le notizie lo
descrivono come una semplice capanna con
il tetto di paglia. Già nel 1724 la
paglia viene sostituita con delle lose e
questo crea problemi con le autorità
che, nel clima di intolleranza religiosa
di quegli anni non permettevano
costruizioni di locali di culto stabili
al di fuori dei confini stabiliti. La
modestia della costruzione è comunque
testimoniata dalle numerose riparazioni e
ricostruzione che si rendono necessarie
nei decenni seguenti a causa di
danneggiamenti provocati da temporali,
vento, nevicate. Negli anni 1828-1829, al
termine di lunghe diatribe legali e
burocratiche fu costruito l'attuale
tempio. Si tratta di una costruizione
rettangolare in muratura con l'ingresso
sul lato lungo. Il pavimento è in legno
e due scale, pure in legno, portano ad
una galleria sopraelevata che si sviluppa
su tre lati del tempio. Il pulpito e
l'organo a canne si trovano sul lato
lungo di fronte all'ingresso mentre i
banchi per i fedeli sono disposti a
semicerchio intorno al pulpito. |
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Il
tempio di Roccapiatta
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In
posisizione isolata rispetto all'abitato
dei Rostagni, capoluogo dell'ex comune di Roccapiatta, sorge l'interessante tempio
Valdese di Roccapiatta. Non si hanno
notizie precise riguardo alla sua prima
costruzione che si presume sia avvenuta
fra il 1592 ed il 1594 durante
l'occupazione francese del comandante
ugonotto Lesdiguieres. Nel 1655 il tempio
fu danneggiato durante le tristemente
famose "Pasque Piemontesi" ad
opera delle truppe del Marchese di
Pianezza. Il 12 aprile 1686, venerdì
santo, il tempio di Roccapiatta ospitò
un avvenimento decisivo per la storia
valdese: i delegati delle valli, spronati
da Enrico Arnaud, scelsero di resistere
con le armi al decreto del duca Vittorio Amedeo II che ordinava la consegna delle
armi, l'accesso ai missionari e
permetteva l'espatrio previa vendita dei
beni. Dal 12 al 21 aprile le riunioni si
susseguirono a ritmo serrato per
organizzare la difesa contro
l'immancabile repressione ducale. Tra il
22 ed il 23 aprile le truppe, al comando
di Gabriele di Savoia attaccarono la
zona, travolsero ogni resistenza e
distrussero il tempio. I superstiti
dovettero subire la prigionia e quindi
l'esilio in Svizzera e Germania. Nel 1689
(Glorioso Rimpatrio) i valdesi
ritornarono dall'esilio con un'epica impresa, ma solo nel 1700 il tempio poté
essere ricostruito per essere poi
grandemente danneggiato nel 1744 da una
nevicata. Dopo varie vicissitudini
burocratiche, nel 1756 il tempio,
drasticamente ristruttturato o, forse,
completamente ricostruito, venne
nuovamente inaugurato. Altri interventi
conservativi furono eseguiti nel 1851 e
1921. Il tempio, a pianta rettangolare,
ha un pavimento formato di lastre di
pietra squadrate. Davanti al pulpito, su
alcune di queste pietre si possono
leggere delle iscrizioni che testimoniano
che quì furono seppelliti dei personaggi
importanti, in maggioranza ufficiali
protestanti stranieri al servizio dei
duchi di Savoia e dei re di Sardegna. |

La chiesa cattolica di San Bartolomeo
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Le
prime notizie circa l'esistenza di una
chiesa cattolica a Prarostino si hanno
dal documento con cui la contessa
Adelaide nel 1064 costituisce l'abbazia
di Santa Maria legandole una lunga serie
di proprietà tra cui il territoriale
di Prarostino.
La chiesa sorgeva allora un poco più in
alto dell'attuale costruzione, nella
località che viene tuttora indicata come
"La Cappella" e comprendeva
anche la casa parrocchiale ed il
cimitero. Nell'anno 1568 la chiesa era
diroccata. L'attuale chiesa è stata
eretta nel 1744 in onore di San
Bartolomeo (che ha dato il luogo al
capoluogo di Prarostino) per volontà di
Carlo Emanuele Re di Sardegna. Costruita
in stile barocco conserva al suo interno
una serie di pregevoli tele che
testimoniano, tra l'altro, l'avvicendarsi
di diversi ordini monastici che hanno
retto nel tempo la parrocchia di San
Bartolomeo.
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