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Tesi di Laurea: Tipologie edilizie

 

Caratteri tipologici dell'architettura rurale

I fabbricati rurali delle Valli Valdesi presentano caratteri tipologici ricorrenti nell’architettura delle Alpi occidentali. Analogamente a quanto si osserva nella parte bassa della Val Pellice, nella fascia collinare che da San Secondo e da Porte sale verso il capoluogo di San Bartolomeo, i fabbricati rurali si strutturano prevalentemente come dimore complesse (1), con rustico e abitazione separati o anche giustapposti, disposti in modo da delimitare una corte chiusa o semi-chiusa. Intorno al cortile interno si dispongono edifici sviluppati su due o tre livelli; all’aia si accede attraverso un grande portone per lo più arcuato. "Sembra fuor di dubbio che la presenza di questo tipo di dimora nelle valli prealpine si debba attribuire a una imitazione o a una diffusione dei tipi di dimora propri della pianura"(2).

A quote superiori ai 600-700 metri trovano invece maggiore diffusione le abitazioni a corte aperta, "con caratteristiche già prettamente alpine"(3), cioè sprovviste di cinta e direttamente aperte su spazi pubblici. Si tratta di dimore unitarie (4), che sotto lo stesso tetto accorpano le funzioni residenziale e produttiva. La casa della famiglia contadina rappresenta quindi la sede di una piccola azienda agricola, in cui gli spazi vengono pensati ed organizzati soprattutto in funzione delle necessità imposte dalle attività agricole, come se le esigenze abitative e le funzioni residenziali fossero subordinate ad essa. Nelle borgate del vallone di Roccapiatta -Rostagni, Godini, Cardoni, Vernei- e nella zona dei Piani restano numerosi esempi di queste case rurali unitarie, che hanno conservato le loro caratteristiche funzionali ed architettoniche tradizionali e che consentono il riconoscimento del tipo edilizio.

Frequente è il raggruppamento lineare di più costruzioni che determinano la tipologia della "casa in linea", in cui i vani, di forma quadrangolare, sono affiancati l'uno all'altro in successione. Le murature sono accostate o più semplicemente in comune, il tetto è continuo, a due falde inclinate di 20-25° circa, con il colmo disposto parallelamente alle curve di livello, ovvero falde a scalini, che conservano la stessa direzione del colmo nel caso di edifici su piani diversi. Meno diffusa è invece la disposizione "a gradino", in cui il colmo è parallelo alla linea di massima pendenza ed "i corpi di fabbrica si susseguono ad andamento spezzato, uno sovrastando l'altro con una parte della parete di frontespizio"(5).

Nell'ambito della dimora unitaria, la separazione tra rustici e parte abitativa non é nettamente delineata e può avvenire secondo un piano verticale, oppure orizzontale. L'impianto distributivo di questi tipi edilizi è strutturato su due o tre livelli: premesso che al pianoterra i vani sono sempre destinati alla stalla ed alla cantina, si possono riscontrare sul territorio diverse combinazioni. Per i fabbricati che si sviluppano su tre livelli prevale la variante tipologica in cui "i vani del rustico e dell'abitazione sono disposti in piani l'uno all'altro sovrapposti"(6): il primo piano ospita l'abitazione vera e propria (camera e cucina), mentre il secondo piano (sottotetto) è adibito a fienile e deposito di derrate alimentari.

Per le costruzioni organizzate su due livelli, la soluzione che prevede "i vani del rustico e dell'abitazione disposti rispettivamente in sezioni verticali" (7)(con al primo piano il fienile che sovrasta la stalla e l'abitazione sopra la cantina) è poco rappresentata. Ve ne sono rari esempi nelle borgate dei Godini e dei Rostagni. Per questo tipo di dimora unitaria si rileva la presenza di una piccola apertura nella volta a botte della stalla in corrispondenza della mangiatoia, che consente la distribuzione del fieno direttamente dal fienile sovrastante.

Più frequente nel territorio di Prarostino è invece un terzo tipo di dimora unitaria in cui il fienile-deposito rimane giustapposto all'abitazione sul medesimo asse o a squadra, occupandone un'ala intera per tutta la sua altezza (le stalle rimangono comunque sempre soggiacenti all'abitazione). Un tempo, nella zona di Prarostino e della vicina Val d'Angrogna, tutto il fieno raccolto non veniva completamente stoccato all'interno di fabbricati appositi, ma in parte veniva ammucchiato nei prati e raccolto (intorno ad un palo di sostegno) in grossi covoni caratteristici, denominati fnié, da cui veniva prelevato al bisogno. Non vi era perciò la necessità di avere locali di grosse dimensioni per lo stoccaggio del fieno(8).

L'accesso al primo piano è quasi sempre assicurato da scale esterne in muratura che poggiano sulla facciata principale degli edifici, disposte frontalmente ad essa oppure di lato. Talvolta la stessa scala, disposta frontalmente, serve due distinti ballatoi. Uno spazio ricavato nel sottoscala, dotato di aperture, era destinato al ricovero di polli e conigli, oppure del maiale. La scala conduce al piano abitativo ed esternamente al ballatoio in legno, mai eccessivamente aggettante da richiedere l'impiego di pilastri in pietra che lo sorreggano, piuttosto realizzato a sbalzo o portato da mensole. Spesso è presente un secondo ballatoio a cui si accede da quello sottostante mediante una scala a pioli mobile.

I ballatoi assolvono a due importanti funzioni: consentire l'essiccazione dei prodotti agricoli e disimpegnare tra loro i vani che vi si affacciano, dal momento che non esistono collegamenti interni tra di essi. Solitamente, la presenza del ballatoio connota la facciata longitudinale degli edifici perché rivolta ad est o a sud. Non mancano però esempi (come in borgata Rostagni, Vernei) in cui anche il fronte trasversale presenta il ballatoio, qualora l'esposizione al sole sia favorevole.

Dal punto di vista strutturale, le tipologie edilizie descritte si caratterizzano per il prevalente impiego di materiali di approvvigionamento locale, pietra e legno soprattutto. Le strutture verticali sono interamente realizzate in pietra a spacco, legata con terra argillosa e calce (più spesso la terra ha funzione di semplice riempimento degli interstizi tra un blocco di pietra e l'altro). Le murature così apparecchiate raggiungono notevole spessore (60-80 cm), non solo per limitare le dispersioni di calore ma anche, più banalmente, per ragioni di portanza strutturale. L'osservazione diretta conferma che "i conci migliori, di maggior dimensione e meglio squadrati li ritroviamo nei punti più delicati: gli architravi, le soglie, gli stipiti, gli spigoli in genere"(9). Nel caso degli architravi in pietra è presente un arco di alleggerimento per indirizzare il carico sovrastante ai lati dell'apertura.

La pietra trova anche impiego nelle strutture voltate degli orizzontamenti: tra la stalla al piano terra e l'abitazione del primo piano molto diffusa è la volta a botte, meno frequentemente sostituita da solai misti a voltini (in cui i conci sono sostenuti da travi lignee). Tra l'abitazione ed il sottotetto prevale invece il solaio in assito di legno appoggiato su travi lignee innestate nella muratura.

Il legno, a differenza della pietra, ha elevata resistenza alle sollecitazioni di flessione ed è particolarmente adatto per le strutture orizzontali: "dal legname a fusto diritto si possono ricavare elementi di notevole snellezza"(10), impiegati nelle travi dell’orditura principale. Il legno, anche nel territorio di Prarostino, viene perciò largamente utilizzato per realizzare l'orditura del tetto, i solai dei fienili, modiglioni e piedritti, i parapetti dei ballatoi, gli infissi, nonché preferito per le architravi di porte e finestre.

Per i fabbricati rurali del vallone di Roccapiatta e della zona dei Piani la copertura è, nella quasi totalità dei casi, a due falde, non troppo inclinate, per evitare lo scivolamento del manto nevoso, che potrebbe trascinare con sé nella caduta le lastre di copertura, che sono semplicemente appoggiate. L'orditura portante in legno è del tipo "all'alpina"(11): quella principale è costituita dalla trave di colmo e da due o più travi di costa parallele tra loro che poggiano sui muri trasversali. L'orditura minore è costituita dai soli singoli puntoni, che poggiano sul colmo e sulle travi costane disposte perpendicolarmente ad essi e che sono ritmati da un interasse piuttosto ridotto. I dormienti, elementi portati dai muri longitudinali, possono anche mancare: in tal caso i puntoni poggiano direttamente sulle murature portanti o, più spesso su un cordolo ligneo predisposto allo scopo di isolare l'orditura del tetto dall'umidità di risalita della muratura ed evitare i fenomeni di marcescenza alla testata delle travi. Il manto è realizzato in lastre di pietra. L'aggetto delle falde è poco pronunciato sulla facciata rivolta a monte, quasi inesistente lungo i muri di frontespizio. Invece lungo la facciata principale degli edifici la sporgenza del tetto è piuttosto accentuata per assicurare un'adeguata protezione dei ballatoi contro gli agenti atmosferici. Per sorreggere l'aggetto "si sistemavano dei sostegni di rinforzo i quali con un'estremità infilata sotto il trave di costa e poggiando sul muro maestro sostenevano con l'altra estremità un trave di appoggio dei listelli"(12).

I motivi ornamentali, ove siano presenti, sono estremamente sobri e sempre dettati da ragioni funzionali: si limitano per lo più all'intonacatura grezza della facciata principale, ad una fascia di calce che riquadra finestre e porte (destinata ad attirare mosche e tafani esternamente ai locali abitativi), più raramente all’indicazione lapidaria della data di costruzione o dalle iniziali del costruttore. Questa estrema semplicità decorativa, generalizzata alle diverse tipologie della casa alpina, non deve stupire, tanto più "se si tiene conto che l'arte popolare ha quasi sempre soggetti a sfondo religioso, pratica fortemente avversata dalla chiesa valdese e quindi inesistente in tutte le Valli Valdesi"(13).


REFERENZE BIBLIOGRAFICHE

(1)-(2)-(4)-(6)-(7) R.Pracchi, La dimora della piccola proprietà alpina, in G.Barbieri e L.Gambi, La casa rurale in Italia, Olschki, Firenze 1970.

(3) M.Lecchi, Notizie sulle abitazioni delle nostre valli, in Notiziario CAI sez.Pinerolo, Pinerolo 1983-84.

(5) G.Bertairone, Architettura alpina nelle vallate del cuneese, in Club Alpino Italiano-Comitato Scientifico Ligure Piemiontese Valdostano, Insediamenti umani e architettura tradizionale nelle Alpi, Atti dell'incontro di Sanpeyre, 1992.

(8)-(13) R.Bertot, Architettura rurale in Val D'Angrogna, Quaderni del Centro di Documentazione, Comune di Angrogna, 1985.

(9)-(10) R.Martelli, I materiali e gli elementi costruttivi, in G.Barbieri e L.Gambi, La casa rurale in Italia, Olschki, Firenze, 1970.

(11) B.Rosso, Cenni di architettura alpina, in Montagne nostre, CAI di Cuneo, 1975.

(12) G.Tron, Una casa si fa così, in La Beidana, n.4, SSV, Torre Pellice, 1986.

 
 
 
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